Home Economia e Lavoro Silvia Rossi: “Costi troppo cari della piscina comunale di Bibbiena”

Silvia Rossi: “Costi troppo cari della piscina comunale di Bibbiena”

Con l’arrivo dell’estate, a Bibbiena non si alzano soltanto le temperature. Si alza anche il costo dei servizi comunali e i cittadini stanno iniziando a scoprirlo proprio in questi giorni, quando la riapertura della piscina comunale rende finalmente visibili decisioni prese mesi fa nelle stanze del palazzo.

Quello che durante l’inverno poteva sembrare un semplice aggiornamento tariffario oggi diventa una spesa concreta. E per molte famiglie è il primo assaggio di una stagione che rischia di lasciare un conto particolarmente salato.

La delibera di Giunta approvata il 19 novembre 2025 ha infatti modificato in modo significativo le tariffe della piscina comunale.

Un aspetto merita di essere chiarito subito: il provvedimento è stato adottato esclusivamente dalla Giunta Comunale. Il Consiglio Comunale, che rappresenta l’intera cittadinanza e tutte le forze politiche presenti nell’assemblea, non è stato chiamato a votare né a esprimersi su queste scelte. La responsabilità politica delle nuove tariffe appartiene quindi interamente al sindaco Filippo Vagnoli e ai suoi assessori.

I numeri raccontano una realtà precisa.

Per i residenti, il biglietto intero feriale passa da 6,50 a 7 euro, mentre nei fine settimana e nei giorni festivi sale a 7,50 euro.

Ancora più pesante l’impatto per i non residenti. Il biglietto singolo feriale sale a 9 euro, mentre nei weekend e nei festivi raggiunge i 9,50 euro.

La giustificazione che attendiamo può essere solo una: la piscina esiste e viene mantenuta grazie agli investimenti del Comune. Un’affermazione corretta, ma che non esaurisce il problema.

Esiste infatti un rischio economico che merita attenzione. Una parte importante degli utenti della piscina proviene storicamente dai comuni limitrofi. Se queste tariffe verranno percepite come fuori mercato e una quota significativa di frequentatori sceglierà altre strutture, il risultato potrebbe essere controproducente. I costi di gestione dell’impianto rimangono pressoché invariati anche con meno utenti, mentre gli incassi diminuiscono.

In altre parole, aumentare i prezzi non significa automaticamente aumentare le entrate.

Questa propensione a pescare sempre nel solito mucchio emerge chiaramente anche osservando la gestione culturale del territorio, dove il museo archeologico non prevede una differenziazione tariffaria tangibile o sconti strutturali mirati a proteggere e incentivare i residenti.

Si assiste così a un cortocircuito comunicativo spiazzante. Da un lato, nelle sedi istituzionali e sui palchi della politica locale, si sprecano fiumi di parole sulla promozione del Casentino come vallata unica, unita e coesa verso obiettivi di sviluppo comuni. Dall’altro, nei fatti quotidiani scritti nero su bianco, ci si riduce a raccattare gli spiccioli degli abitanti dei comuni vicini pur di fare cassa a breve termine.

Il ritratto che emerge dalle ultime scelte amministrative è quello di un ente che preferisce la via più breve e indolore per il proprio bilancio, ma più gravosa per la comunità. Andare a frugare nelle tasche dove si sa che c’è un flusso costante di utenza è una strategia vecchia come il mondo, ma che mal si concilia con la sbandierata lungimiranza di una vallata unita.

I nodi, insomma, stanno venendo al pettine con il sole di giugno, in attesa che la mannaia della mensa scolastica completi l’opera il prossimo autunno.

Ma la piscina rappresenta soltanto il primo capitolo.

La vera partita si giocherà infatti a settembre.

Mentre i rincari della piscina sono già visibili e immediatamente percepibili, quelli della mensa scolastica sono rimasti finora nascosti dal calendario. Le nuove tariffe sono già state approvate dall’amministrazione comunale, ma i loro effetti non si sono ancora manifestati perché l’anno scolastico si è concluso prima della loro entrata in vigore.

Per questo motivo molte famiglie non hanno ancora avvertito il peso delle decisioni assunte nei mesi scorsi.

Lo scopriranno con la riapertura delle scuole.

Secondo le simulazioni già emerse nel dibattito pubblico, l’aumento potrà arrivare fino a circa 240 euro annui per alcune famiglie. Una cifra che, sommata all’aumento generale del costo della vita, rischia di incidere sensibilmente sui bilanci domestici.

Il quadro che emerge è quello di un’amministrazione che, nonostante continui a registrare consistenti avanzi di amministrazione, ha scelto di reperire nuove risorse intervenendo direttamente sui servizi utilizzati quotidianamente dai cittadini.

Oggi il conto arriva con il biglietto della piscina.

A settembre arriverà con il servizio mensa.

E sarà allora che molte famiglie potranno misurare concretamente il costo delle scelte compiute nei mesi scorsi.

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